Genova

Luoghi e monumenti di grande interesse

 

Palazzi dei Rolli

Le Strade Nuove (via Giuseppe Garibaldi, già Strada Nuova o Via Aurea, via Cairoli, già Strada Nuovissima, via Bensa e via Balbi) sono un gruppo di strade costruite dall’aristocrazia genovese tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento, quando la Repubblica di Genova era all’apice del suo potere marinaro e finanziario.

I Palazzi dei Rolli sono un gruppo di palazzi nobiliari che, al tempo dell’antica Repubblica, erano obbligati, sulla base di un sorteggio pubblico dalle liste (rolli) degli alloggiamenti pubblici, ad ospitare le alte personalità che si trovavano a Genova in visita di Stato. Essi comprendono una serie di edifici tardo rinascimentali e barocchi che hanno, di norma, tre o quattro piani “con spettacolari scaloni aperti, cortili e loggiati che si affacciano su giardini.

Si tratta complessivamente di 34 palazzi costruiti dall’aristocrazia genovese a cavallo fra la fine del 16° secolo ed inizio del 17°. I più significativi (una decina) sono ubicati in via Garibaldi, via Cairoli o in zone limitrofe. Da segnalare fra di essi Palazzo Tursi, sede del Comune, il museo di Palazzo Rosso, il museo di Palazzo Fieschi di Pellicceria, la sede della Camera di Commercio, ecc.

Molti degli interni, nonostante il trascorrere dei secoli e i pesanti danni dovuti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, presentano le decorazioni originali dei maggiori autori del manierismo e del barocco genovese. In epoche successive, le medesime abitazioni hanno ospitato viaggiatori illustri che includevano il capoluogo ligure nei loro Grand Tour culturali o turistico-economici.

 

Acquario

E’ l’acquario più importante d’Europa in cui sono rappresentate innumerevoli quantità di pesci, ivi compresi squali, delfini, tartarughe, nonché esemplari esotici di insetti, ecc.

 

Museo del Mare Galata (Mu Ma)

Ubicato in via Gramsci presenta una quantità enorme di documentazioni, attrezzature, strumenti, dipinti, ecc. che fanno la storia della navigazione nei secoli fino ai giorni nostri. Nella darsena adiacente vi è il sommergibile visitabile Nazario Sauro.

Palazzo Ducale

Antico Palazzo dei Dogi con origini medioevali e successive evoluzioni nei secoli successivi. Spesso sede di importanti mostre a tema.

Palazzo del Principe

E’ l’antica dimora di Andrea Doria. Nella mansarda del palazzo soggiornò Giuseppe Verdi, che qui  compose alcune sue opere.

Chiese di grande prestigio

Genova annovera una notevole quantità di chiese di grande prestigio con importanti risvolti storici. Le più importanti sono:

  • Il Duomo di San Lorenzo
  • Santa Maria delle Vigne
  • Basilica di San Siro
  • San Donato
  • San Matteo
  • Santa Maria di Castello
  • San Giovanni di Pré ed annesso palazzo della Commenda
  • San Luca
  • Del Gesù e dei Santi Giovanni e Ambrogio
  • Santa Maria Assunta
  • Santa Maria della Maddalena

Di seguito una breve descrizione delle chiese storiche che suggeriamo di visitare.

 

Cattedrale di S. Lorenzo

La chiesa più importante di Genova è la Cattedrale di San Lorenzo. Attorno al Duomo dei genovesi e alle raffigurazioni in facciata circolano storie curiose e leggende affascinanti.

Eretta intorno all’anno 1098 su una precedente basilica del V – VI secolo e ampliata nei secoli in forme solenni e preziose, la cattedrale intitolata a San Lorenzo Martire custodisce le ceneri del patrono della città San Giovanni Battista, giunte a Genova alla fine della Prima Crociata.

La basilica di San Lorenzo diventa cattedrale a partire dal IX secolo, sostituendo la basilica dei dodici Apostoli, dedicata nel VI secolo a San Siro, vescovo di Genova, che a quei tempi si trovava al di fuori dell’antico nucleo della città. Grazie al trasferimento della cattedrale e alla costruzione delle mura, la zona di San Lorenzo diventa il cuore della città che cresce e cambia: in una città senza piazze, il sagrato di San Lorenzo offre per tutto il medioevo un palcoscenico fondamentale per la vita politica e civile.

Papa Gelasio I° la consacra a Cattedrale nel 1118, e prende avvio la sua ricostruzione in forma di chiesa romanica, con fondi provenienti da tasse comunali e da imprese militari come le Crociate. Dal 1133 la chiesa ottiene il rango arcivescovile. Dopo l’incendio del 1296, l’edificio viene in parte restaurato e in parte ricostruito nelle forme dell’architettura gotica: tra il 1307 e il 1312 viene completata la maestosa facciata a bande bianche e nere, si affresca la controfacciata e vengono rifatti i colonnati interni, con nuovi capitelli e l’aggiunta dei falsi matronei; come succede spesso a Genova, si preservano le strutture romaniche ancora in buono stato.

Tra il XIV e il XV secolo la cattedrale si arricchisce di nuovi altari e cappelle, fra cui nella navata sinistra la splendida cappella che conserva le ceneri di San Giovanni Battista, vero capolavoro di arte del Quattrocento. Nell’anno 1455 viene costruita la piccola loggia sulla torre nord-est, in facciata, cui si aggiunge nel 1522 quella opposta, nelle forme tipiche dell’architettura manierista.

A metà Cinquecento, su ordine delle magistrature cittadine, l’architetto perugino Galeazzo Alessi riprogetta l’intero edificio, riuscendo però a far ricostruire solo la copertura di navate, pavimento, cupola e zona absidale. Ma per vedere finalmente conclusa l’opera del duomo occorrerà attendere il Seicento, con il tripudio di stucchi dorati dell’abside e degli affreschi tardo manieristi delle “Storie di San Lorenzo” di Lazzaro Tavarone. Un restauro di fine Ottocento ha valorizzato le parti medievali che caratterizzano l’aspetto attuale della cattedrale.

Una curiosità da segnalare: a imperitura memoria contro gli orrori della guerra, all’interno della cattedrale, nella navata destra, è presente la copia esatta di un ordigno inesploso. La granata fu sparata nel 1941 dalla flotta britannica nel corso di uno dei peggiori attacchi sferrati contro Genova durante la seconda guerra e “un miracolo” salvò la Cattedrale.

 

Santa Maria delle Vigne

Santa Maria delle Vigne è il primo Santuario Mariano a Genova. Il Doge e le alte cariche della Repubblica, a partire dal XVII sec., ebbero la consuetudine di recarsi in pellegrinaggio a questo Santuario nella festa principale della città.

Una forte devozione a Maria condusse qui parecchie anime elette: S. Caterina Fieschi Adorno, Ettore Vernazza, Maria Vittoria De Fornari Strata, S. Virginia Centurione Bracelli, S. Francesco Maria da Camporosso, S. Luigi Orione. All’ombra delle Vigne si sviluppò la vocazione al sacerdozio di Giacomo Della Chiesa, il futuro Papa Benedetto XV.

La chiesa è nominata per la prima volta in un documento del 1083. Della primitiva chiesa resta il campanile, databile al XII sec. e il chiostro, di arcaica struttura ancora antecedente. L’adeguamento alle forme attuali è di epoca seicentesca.

 

Basilica di S. Siro

 

L’antica chiesa di San Siro fu eretta nel IV secolo. Originariamente dedicata ai Dodici Apostoli, nel VI secolo cambiò la propria intitolazione in favore del vescovo Siro. Fu la prima cattedrale di Genova, titolo che nel IX secolo passò a San Lorenzo; nel febbraio 1007 venne assegnata ai Benedettini dal vescovo Giovanni II ed eretta in Abbazia.

I monaci (che lo tennero fino al 1398) riedificarono l’antico tempio in forme romaniche; ma l’ala meridionale dell’edificio fu distrutta da un incendio nel 1580, cosicché i Teatini – cui l’aveva affidata Gregorio XIII nel 1575 – lo ricostruirono completamente tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo. I Padri edificarono anche convento e chiostro, mutilati due secoli dopo dal tracciamento di via Cairoli; l’alto campanile romanico (circa 50 metri), già colpito nel 1632 da un fulmine, fu demolito sul finire del 1904 per timore di un crollo.

L’interno, a tre navate su colonne binate, è uno scrigno di tesori. La decorazione fu realizzata quasi interamente dai Carlone: Tommaso intervenne come stuccatore, mentre Giovanni Battista realizzò gli affreschi della navata centrale, della cupola (“Gloria di San Siro”) e del coro (“Miracolo del basilisco”), in collaborazione col quadraturista Paolo Brozzi. Gli altri dipinti murali, che adornano le cappelle e le volte delle navatelle, sono opera di Domenico Fiasella, Domenico Piola (“Gloria di San Gaetano”) e Gregorio De Ferrari (“Gloria di Sant’Andrea Avellino”, 1676).

Tra i quadri spiccano una “Annunciazione” di Orazio Gentileschi, tre tele con “Storie di San Gaetano” del Piola, la “Morte di Sant’Andrea Avellino” del Fiasella (coi due pendant, “Assalto dei demoni” e “Transito”, di Orazio De Ferrari) e una “Natività della Vergine” di Aurelio Lomi.La sacrestia (1639) custodisce altre tele di Orazio De Ferrari (“Ultima Cena”), Gregorio De Ferrari (“Riposo in Egitto” e “Estasi di San Francesco”), Bernardo Castello (“Cristo al Calvario”) e Domenico Piola (“Decollazione del Battista”); a fianco del presbiterio, un “San Nicola” del Fiasella.
Tra le sculture, oltre a varie opere di Taddeo Carlone e della sua bottega, spicca l’altar maggiore, in marmo nero e bronzo, opera celeberrima di Pierre Puget (1670), autore anche di un Crocifisso.

Infine, una curiosità dal punto di vista storico: nella chiesa di San Siro il 23 giugno 1805 fu battezzato Giuseppe Mazzini.

 

San Donato

La chiesa di S. Donato fu edificata all’inizio del XII secolo e ampliata un secolo più tardi.
Rappresenta l’esempio più rilevante di romanico genovese: in particolare per il bellissimo campanile ottagonale (che sarebbe più opportuno definire “torre nolare”, tipica dello stile arcaico), decorato con fregi a dente di sega e un doppio ordine di bifore e trifore, di cui il terzo ordine fu aggiunto solamente durante i restauri di D’Andrade alla fine dell’800.

La facciata non rispecchia quella originaria, poiché fu alterata dai due restauri integrativi del 1888 (effettuato da Alfredo D’Andrade) e del 1925, che aggiunsero il rosone e il protiro ed eliminarono gli intonaci successivi al XVI secolo; originali sono invece il portale strombato e l’architrave romano.La chiesa di San Donato, all’interno è divisa in tre navate in cui la tipologia delle colonne indica le varie fasi costruttive: romane di reimpiego quelle della prima edificazione; collocate durante l’ampliamento del tardo 1100 quelle a rocchi, sormontate da capitelli, coeve alle bifore del falso matroneo. La moderna copertura a capriate della navata centrale ha sostituito quella distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Notevoli le opere conservate all’interno, tra cui vanno segnalate: una “Madonna” del XIV secolo di Nicolò da Voltri; “San Giuseppe”, pala d’altare di Domenico Piola; “Il battesimo di Cristo”, rilievo marmoreo con statue, opera iniziata da Ignazio Peschiera e completata dal suo allievo Carlo Rubatto; e soprattutto lo splendido trittico di Joos van Cleve (1515) raffigurante “L’adorazione dei Magi” (al centro), “Il committente Stefano Raggi col santo protettore” (sportello di sinistra), la “Maddalena” (sportello di destra) e il “Crocifisso tra Maria e San Giovanni” (in alto). Le opere del Piola e del van Cleve sono conservate nella cappella laterale della navata di sinistra.

 

Basilica di S. Matteo

La chiesa di San Matteo fu fondata nel 1125 da Martino Doria come chiesa gentilizia della propria famiglia e completamente modificata in forme gotiche nel 1278. Si affaccia sulla piazza omonima, che rappresenta forse l’angolo meglio conservato della Genova medioevale. L’edificio fu rinnovato a metà del XVI secolo per volere di Andrea Doria da Giovanni Angelo Montorsoli (presbiterio e cupola); e poi nel 1557-59 su progetto di Giovanni Battista Castello (navate e decorazione, realizzata insieme a Luca Cambiaso).

Della sistemazione gotica si è conservato l’interno a tre navate e, soprattutto, l’intatta facciata a strisce bianche e nere, tripartita da lesene incorniciate da archetti; il paramento bicromo è arricchito da un grande rosone centrale e da due bifore (prive di colonnina interna) ai lati. Nel prospetto è inserito un sarcofago tardoromano – secondo l’uso locale, attestato anche in San Lorenzo – con “Allegoria dell’autunno”, già sepoltura di Lamba Doria, che lo riportò da Curzola.

Sul fianco sinistro della chiesa si trova il chiostro di San Matteo di forma quadrangolare del 1308, ad archi acuti su colonnine binate; all’interno, la cantoria, l’altare con trofei, i due pulpiti e le urne del presbiterio sono attribuiti a Silvio Cosini e al Montorsoli (autore pure delle statue che ornano le nicchie dell’abside).

Nella volta della navata centrale si trovano il “Miracolo del dragone d’Etiopia” di Luca Cambiaso e la “Vocazione di San Matteo” di G. B. Castello; da notare una “Deposizione”, scultura lignea del Maragliano, e la tomba di Andrea Doria, opera del Montorsoli, nella cripta.

 

Santa Maria di Castello, chiesa e convento

Tra le chiese più affascinanti di Genova c’è Santa Maria di Castello, nel cuore più antico della città. La basilica romanica, con l’annesso convento e il museo, costituisce un complesso monumentale di straordinaria importanza. Oltre alla suggestione dell’architettura romanica e di inestimabili capolavori d’arte davvero di tutte le epoche, a rendere unico questo sito sacro è il fatto di sorgere nel luogo di primo insediamento della città, poco sopra al riparo naturale della costa del porto antico.

La facciata della chiesa e il campanile testimoniano l’architettura romanica, che a Genova assume il linguaggio portato dai maestri antelamici, costruttori e intagliatori di pietre provenienti dalla Lombardia. Uno dei segni caratteristici della loro architettura è il riutilizzo di materiali recuperati da rovine di architettura romana. È il caso della cornice in marmo con foglie e grifi, magistralmente ricontestualizzata come architrave del portale d’ingresso o le dieci colonne e i quindici capitelli dell’interno, che oggi vediamo luminosamente settecentesco, ma che conserva l’impianto a tre navate della basilica romanica.

Sulle volte e nelle cappelle laterali si può scoprire una preziosa serie di dipinti e affreschi di artisti di scuola genovese e non solo: Bernardo Castello, Aurelio Lomi, Grechetto, Giovanni Mazone, Domenico Piola, Luciano Borzone, Giovanni e Giovan Battista Carlone, Andrea Semino, Giovan Battista Paggi; oltre naturalmente alle sculture e ai rilievi, opera tra gli altri di Leonardo Riccomanno, Filippo e Anton Domenico Parodi.

Nel primo chiostro affrescato si può ammirare l’Annunciazione, capolavoro della pittura rinascimentale dipinto nel 1451 da Giusto da Ravensburg.

Tele di Ludovico di Brea, codici miniati, affreschi del Quattrocento, una bella collezione di icone russe e altri capolavori sono ospitati nel Museo di Santa Maria di Castello, che occupa gli spazi del convento, attorno ai tre chiostri.

Santa Maria di Castello si trova proprio nel sito preromano dove si è sviluppato il primo insediamento fortificato della città, ripreso da fortificazioni romane e bizantine e poi dall’edificazione del palazzo vescovile, fra i secoli IX e X, rappresentando per centinaia di anni la sede e il simbolo del potere militare e religioso della città. Qui nel 658 il re longobardo Ariperto avrebbe fatto costruire un primo luogo di culto, che poi i maestri Antelami hanno ricostruito nel primo quarto del XII secolo nelle forme di una basilica romanica.

A metà Quattrocento la chiesa passa ai Domenicani, diventando un luogo di riferimento per umanisti e scrittori. Intanto, grazie ad acquisizioni e demolizioni, il convento aveva continuato a crescere, e a metà del Cinquecento aveva già i tre chiostri ancora visibili.

Un recente restauro ha sapientemente recuperato la decorazione romanica della controfacciata e altri elementi che rafforzano l’aspetto medievale di questo luogo sacro davvero unico.

 

Altri luoghi di particolare interesse

  • Porta Soprana
  • Piazza De Ferrari con il Palazzo della Regione
  • Palazzo della Borsa
  • Palazzo S. Giorgio, sede dell’Autorità Portuale di sistema
  • I vicoli storici: via della Maddalena, via Luccoli, via San Luca, via del Campo, via Pré, vico Casana, ecc.
  • La zona a Mare di Boccadasse.